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PROBLEMATICHE DEL LIUTAIO |
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IL BEL SUONO
Il bel suono, nella sua generica
configurazione è un fenomeno fisico, che produce all’apparato
uditivo delle sensazioni, per cui nella sostanza, non rappresenta
patrimonio culturale, ma una risorsa naturale appartenente
all’arsenale cosmico.
Quando il suono acquisisce delle caratteristiche specifiche
attraverso un determinato dispositivo prodotto dal genio umano, il
suo significato assume valenza diversa, che va inquadrata nella
scala di valori e inserita nel patrimonio culturale, in quanto è una
conquista dell’uomo raggiunta attraverso lo studio, la ricerca e la
sperimentazione nel campo della liuteria, che porta a disporre gli
elementi strutturali dello strumento ad arco in quel dato modo in
attinenza con le leggi dell’acustica, per raggiungere determinati
effetti sonori, cioè il bel suono, che è sinonimo di suono italiano.
VERSO LA LIUTERIA
Per comprendere il vero
significato di questa semplice frase, si rende necessario un
trasparente ( anche se molto scomodo per i responsabili ) bilancio
sui fatti storici, passati e presenti, che hanno fortemente
penalizzato questa attività in Italia, pur avendo mantenuto per
oltre quattrocento anni il primato assoluto nel mondo ( bastava dire
liuteria italiana per esprimere il più alto grado di qualità sonora
che potesse produrre uno strumento ad arco ).
Le difficoltà per il liutaio italiano e la liuteria, hanno inizio
quando le riforme teresine hanno messo sotto sopra le attività
artigianali e artistiche in Lombardia e nel Veneto verso la fine del
millesettecento, dando carta bianca agli abitanti in altri territori
di oltre alpe, dominati dall’Impero austro-ungarico che, con i
modelli di strumenti ad arco dei migliori autori italiani, abili
artigiani, dettero origine alla liuteria cosiddetta
sassone-slovena.
Nonostante le molteplici difficoltà la liuteria italiana manteneva
una posizione di riguardo, però dopo tanto tempo era opportuno che
qualcuno pensasse di salvare quel po’ che rimaneva della tecnica
costruttiva, tipica della classica scuola italiana. Questo merito
spetta al maestro Giuseppe Fiorini che nel 1937 propose il
progetto alle autorità, che ne furono entusiaste, ma i fatti bellici
imminenti di quel periodo, sospesero ogni possibilità di sviluppo
del progetto. L’iniziativa fu ripresa dopo dieci anni ma in modo
contorto, ( sia per il futuro della scuola di liuteria a Cremona e
di riflesso del liutaio italiano) orientando decisamente la
didattica formativa dell’aspirante liutaio alla metodica di un tipo
di liuteria ibrida.
Il progetto Fiorini indicava :
- il ripristino della scuola di liuteria a Cremona
- e un laboratorio di ricerca
Entrambi gli argomenti ritenuti di primaria importanza. Il progetto
si fatto era sostenuto da un gruppo di liutai definiti
conservatori ( purtroppo in minoranza numerica ) ma non ebbero
seguito, e fummo , dai cosiddetti progressisti ,
“defenestrati” .
Da quel momento a Cremona non era possibile introdurre idee che
avessero reminiscenze di quanto si fosse fatto durante il fascismo,
in cambio si fece tanto chiasso e grandi festeggiamenti intorno a
Stradivari e i suoi segreti. Instaurando nella nascente scuola,
un lesivo modello didattico nei confronti della liuteria e
dell’Italia, che con l’andar del tempo ha assunto contorni di
perniciosa vocazione dilettantesca ,senza precedenti.
Nella constatazione del degrado concettuale che ha raggiunto la
scuola di Cremona in oltre cinquant’anni di attività, nel settembre
del duemila ( il sottoscritto nella veste di liutaio di vecchia
scuola ) cercò di intervenire scrivendo alle autorità locali e alle
istituzioni governative; da allora sono trascorsi cinque anni e la
situazione è come era, o peggio. Tutto inutile, i miei tentativi
attraverso altri mezzi naufragarono rendendomi così conto che la
scuola di Cremona è protetta da ingredienti repellenti a verità, che
respingono la volontà di ripristino della liuteria italiana. Questo
è il dilemma dei dirigenti e insegnanti dato che ereditare un
sistema didattico deviante non costituisce reato, ma nella
consapevolezza di tale grave anomalia e si persevera , lo è !
Sembra che a nessuno interessi più di tanto la vera situazione di
una delle attività che ha dato al nostro paese una delle pagine più
belle della nostra storia, oltre alla sorte di tanti giovani, alcuni
in possesso di un diploma di scarsissimo peso professionale e altri
in attesa di far parte della stessa sorte, una vera beffa
all’immagine di Cremona, alle nostre sane tradizioni e alla nostra
cultura.
Deplorevoli situazioni che non rappresentano motivo sufficiente per
essere presi in considerazione da politici ed amministratori ( il
fatto può avere una spiegazione, se si osserva la dottrina
ideologica) : un numero così esiguo di voti non ha nessun peso e
quindi non disturbate per così poco, dato che dagli epigoni di oltre
alpe e ora dai cinesi avete tutta l’assistenza che vi serve:
accessori, parti di strumento o strumenti semi lavorati ecc. di
tutti i migliori autori italiani. Va pure un “plauso” alle
istituzioni culturali per avere inconsapevolmente (?) collaborato al
disfacimento della liuteria italiana, privato il mondo musicale del
bel suono dello strumento ad arco italiano, oltre alla
irresponsabilità di coloro che hanno nelle loro mani le sorti del
nostro paese e il futuro di tanti suoi giovani, osservando
nell’indifferenza che un pezzo della nostra patria si sta
sgretolando e sfumando nel nulla.
Uno strano fenomeno di strabismo concettuale, che ha mutilato la
liuteria italiana nella sua essenza, avendo con tracotanza impostato
dalla nascita ( di detta scuola ) un metodo didattico, ove la
massima aspirazione del diplomato liutaio è quella di poter
costruire copie di strumenti antichi esteticamente più simili
possibile agli originali e fisiologicamente inteso come oggetto.
Invece l’obbiettivo del liutaio di scuola italiana, dovrebbe essere
quello di raggiungere, con adeguati studi, il suono dei migliori
strumenti antichi con tutte le loro caratteristiche. Una differenza
stridente e che scandisce nettamente due concetti sostanziali:
oggettistica con la copia dell’oggetto e liuteria quando
prevale la ricerca per il raggiungimento del bel suono.
Questa è una sintesi della travagliata storia che ha sancito la
liuteria moderna italiana.
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info@luigilanaro.info
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di assoluta novità nel campo della liuteria, per cui unico nel suo
genere, con elementi scientifici specifici di razionale impostazione
per ottenere il classico suono (bel suono italiano) nello strumento
ad arco.
LO STRUMENTO AD ARCO MODERNO
MADE IN ITALY
Lo strumento ad arco per il solo
fatto di essere costruito in Italia e impostato ( su forma interna e
tecnica sassone-slovena ) spesso e volentieri, con parti semi
lavorate importate da oltre Alpe o dalla Cina non canterà con il bel
suono all’italiana, anche se accompagnato con uno o più certificati
rilasciati da maestri autorevoli, che avallano la qualità e
l’origine dello strumento, ma avrà sempre una voce mediocre ed
ibrida sia da nuovo e più ancora da vecchio.
Il vero problema non è dove si fa lo strumento, ma come si fa, dato
che il numero degli ingredienti è sempre lo stesso, il segreto sta
nelle proporzioni, cioè nei rapporti tra le componenti strutturali e
il limitato margine di tolleranza delle leggi della fisica acustica
che regolano l’energia sonora nella complessa struttura. Per questo
la didattica formativa della classica scuola cremonese (da
ripristinare) coadiuvata dai mezzi moderni, offrirebbe all’aspirante
liutaio la guida con le giuste proporzioni e regole implicate per
costruire strumenti ad arco ( con i caratteri di campioni del suono
) e non oggetti con forma di strumenti, invecchiati artificialmente
portanti un furbesco marchio, che non fa onore alla professione,
all’immagine di Cremona e tanto meno all’Italia.
IL MERCATO NEL SETTORE DELLA
LIUTERIA
Per comprendere quale posizione
occupa l’Italia in questo settore del commercio a livello mondiale,
dobbiamo fare un po’ di storia e riprendere il discorso dalle
origini e avere il coraggio di dire la verità.
Quando la Lombardia e il Veneto erano sotto il controllo dell’impero
austro-ungarico, non solo come territori ma nelle loro attività
produttive, culturali, artistiche e artigianali, gli abitanti
dovettero sottostare agli editti dell’imperatrice Maria Teresa
d’Austria (ossia le leggi delle Riforme Teresine , seconda metà del
1700 ) e subirne le restrizioni.
Mentre nel resto del dominio imperiale ebbero libertà e incentivi
per produrre oggetti di ogni genere e copie di strumenti dei
migliori autori della liuteria italiana (con criterio “ industriale
“ ) . In quel periodo di grande richiesta in Europa e ovunque si
facesse musica, continuarono con lo stesso criterio costruendo e
vendendo, mentre i pochi liutai italiani (quasi in forma
clandestina) cercavano di mantenere in vita una tecnica costruttiva
dello strumento ad arco che dava un rendimento sonoro di alta
qualità (il bel suono italiano).
Da allora ai nostri giorni il mercato è sotto il controllo degli
epigoni. Da non trascurare le loro strategie impiegate per
migliorare la qualità del loro prodotto e diminuirla in quella del
liutaio moderno italiano. Per questo si sono serviti dell’Italia
stessa, introducendo nella scuola di Liuteria Moderna di Cremona ,
dalla nascita, la loro tecnica costruttiva, cosiddetta
sassone-slovena, metodo ibrido che può semplificare il lavoro ma che
cambia radicalmente le caratteristiche funzionali e sonore del
prodotto. Strategia riuscita in pieno, in quanto hanno risolto il
problema della manovalanza offrendo così al mercato un prodotto
“migliore” a prezzi che non temono concorrenza anche perché possono
acquistare grosse partite di materie prime in particolare
dall’entrata in scena del Drago (Cina).
Con queste premesse è facile capire perché per l’Italia non c’è
posto nel mercato internazionale dello strumento ad arco di mediocre
qualità, accessori e quant’altro.
Il fenomeno si spiega e può avere una spiegazione se prendiamo il
problema dal verso giusto altrimenti il tempo passa e la tecnica
costruttiva (per ottenere dei campioni del suono) se ne va con i
pochissimi liutai italiani convinti di essere dalla parte giusta non
essendo caduti nella trappola.
Allora il mercato c’è, ma sullo strumento ad arco italiano quello
che non c’è è la qualità per meritarlo perché è occupato dagli
epigoni che hanno imposto un loro metodo produttivo di scuola
(sassone-slovena) per introdurre la qualità a livello mondiale ,
avendo loro il monopolio in questo settore, o stai alle loro
condizioni o devi cambiare mestiere !
Ripeto! Non ci vuole un genio in economia e commercio per capire
qual è la soluzione di questo problema.
La Liuteria Italiana, dalla scuola di Cremona , ha iniziato il suo
cammino con un metodo che ha favorito tutti a danno del proprio
paese e del futuro di tanti giovani italiani.
Per salvare il salvabile ci vuole coscienza civica e il coraggio di
ammettere i propri errori da parte delle autorità coinvolte in
questa faccenda, svincolare gli interessi della scuola dagli
intrighi di politica e correggere con imparziale giudizio il
programma didattico, lasciando alle spalle rivalità e polemiche di
parte, in altre parole : meno chiacchiere e più fatti !
Il fruitore dello strumento italiano (musicista) di tutto il mondo
che cerca il bel suono, attualmente è deluso dalla incoerente
pubblicità che lo investe. La sua delusione è giustificata per
quanto già esposto; con questo non è detto che l’Italia debba
incrociare i remi e lasciare il campo, quello che deve fare è
riprendersi il terreno perduto con i propri mezzi che sono :
l’elemento umano (aspirante liutaio) per trasformarlo in liutaio di
scuola italiana capace di costruire strumenti che abbiano le
caratteristiche di campioni del suono e avrà tutto quello che da
oltre 50 anni sta cercando.
LA LIUTERIA ITALIANA HA PERSO
ANCORA
Nonostante il palese danno
all’immagine di Cremona con tutte le conseguenze che ne derivano per
il liutaio moderno italiano, i dirigenti di detto organismo ( dalla
sua nascita ai giorni nostri ) persistono nel loro sistema di
operare con un anomalo risultato, non concedendo spazio a chiunque
volesse dare un valido contributo per il necessario cambiamento di
un tale sistema didattico, che è la causa di enormi danni non solo
alla liuteria.
Essendo esperto in questa materia, professionalmente formato prima
della nascita dell’attuale scuola di Cremona, e nelle vesti di
liutaio sono seriamente preoccupato per il modo in cui viene gestita
questa nostra nobile attività. A tale proposito, quanto segue è la
sintesi di un progetto la cui finalità ha carattere risolutivo, ma
purtroppo da quanto mi risulta, l’idea disturba !
Da una così dannosa confusione e come cittadino italiano, per
diritto-dovere, sento il bisogno di segnalare ( attraverso questo
mezzo ) alle autorità competenti , quello che in questa attività nel
nostro paese non va per il verso giusto, che sta compromettendo quel
patrimonio di valori che hanno fatto la nostra storia, per cui
indirizzo un accorato monito pure a coloro che, confusi da una
equivoca propaganda, osservano un tale scempio con indifferenza,
mentre vengono seriamente compromesse le nostre sane tradizioni,
allontanandoci dalla nostra cultura e storia, producendo errori di
scelta nella formazione dei giovani professionisti, i cui effetti,
si manifestano nella creatività e qualità dei loro prodotti, oltre
che di dare al mondo una scarna immagine del nostro presente.
Per questo la scuola di Cremona oltre cinquant’anni fa doveva essere
impostata sul progetto del Maestro Giuseppe Fiorini, invece fu dai
progressisti radiato ed escluso dagli affari di detta scuola sul
nascere, l’iniziativa era fondata sulla tematica costruttiva , ma
fondamentalmente sui fenomeni che investono gli strumenti ad arco
appartenenti a maestri liutai della classica scuola italiana, non
esclusivamente sull’apparenza ma essenzialmente sulla sostanza.
L’esclusione di detto progetto, ha comportato pure al sottoscritto,
non pochi sacrifici, ma con caparbia perseveranza ( che lo
caratterizza ) ha prodotto il completamento della ricerca con la
relativa sperimentazione sullo strumento ad arco di scuola italiana
e una sostanziosa raccolta di dati scientifici, che proposti
recentemente alla scuola di liuteria internazionale di Cremona e
alle rispettive istituzioni di formazione professionale
responsabili, non hanno dimostrato il minimo interesse. Partendo dal
Ministro della pubblica istruzione e a tutto l’organico direttivo
operante in detta scuola, che invece sembrano convinti e soddisfatti
del loro operato e ingenuamente la presentano al mondo come liuteria
italiana, non tanto per il suono che dovrebbe caratterizzare gli
strumenti ma solo per il fatto di essere un prodotto realizzato in
territorio italiano .
Per questo nel settembre del 2000 sono state inviate lettere (
raccomandate con ricevuta di ritorno e ripetute nel 2001 )
puntualizzando la gravità della situazione, con proposta di
soluzione al Sindaco di Cremona, al Preside della Scuola
Internazionale di Liuteria, al Ministro di pubblica istruzione, al
Ministro dei beni culturali e al Presidente della Regione Lombardia.
L’unico che si è degnato di rispondere è stato il Sr. Sindaco,
affermando che un tale assunto non era di sua competenza.
Il caso vuole che verso la metà del 2001 ricevessi una visita da un
distinto personaggio che tra un argomento e l’altro il discorso
volse a Cremona e segnalando al visitante i problemi che avvolgevano
il liutaio e la scuola di liuteria moderna italiana gli segnalavo i
fondamenti di un mio progetto, teso a sanare le tante storture
imposte ( a detta scuola dalla sua nascita ). L’ospite si offrì di
collaborare nel dire di conoscere personalità influenti nei vari
ministeri ( un vero agente 007 ) e nello stesso tempo sembrò il
procuratore ideale per un caso del genere.
Ma quando si sentì abbastanza erudito in materia di liuteria, si
premurò di ottenere una onorevole rappresentanza nella benemerita
fondazione Stauffer (posizione giovevole pure al progetto) ma
durante il percorso di gestione, il progetto scuola si ingarbugliò
tra le solite strampalate iniziative (dei nostri saggi politici)
oltre alla mancanza di copertura finanziaria per realizzare tale
iniziativa (quando, per la realizzazione dell’originale progetto non
comportava investimenti extra ). Disorientato, il mio agente 007 al
punto da non saper come reagire per riportare il progetto in salvo e
non sapendo più che pesci pigliare, incrociò i remi in barca
consegnando all’inizio del 2005 il fascicolo ( con dette pratiche,
di cui possiedo copia ) alla persona con investitura di Preside
della Scuola (e li giace ancora una volta).
Questo è l’ultimo capitolo di una storia che poteva significare per
Cremona una svolta storica e aggiungere una frase degna alle
splendide pagine scritte nel periodo classico dai maestri cremonesi
e veneziani. Da significare un devoto riconoscimento a loro rivolto
non solo a parole, ma con i fatti, ispirati dai segni indelebili
nella geniale loro opera che ha così distinto la liuteria italiana,
potendo dare al musicista e all’umanità intera quegli strumenti ad
arco con il suono che l’ha resa unica.
Luigi Lanaro
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